Quando il lavoro non finisce mai

 

 

Oggi il lavoro non richiede solo tempo ma anche e soprattutto energia mentale e pazienza.

Secondo il IX Rapporto Censis-Eudaimon 2026, il 68,3% delle persone parla di “fatigue”, una stanchezza psicofisica che non passa con un weekend.

Poi c’è il tema dei confini. Quel famoso diritto alla disconnessione che sulla carta esiste ma che nella pratica è sempre più difficile applicare.

Pare che più si è giovani, più si provi a difendere i confini: il 57,7% degli under 35 non risponde a mail e telefonate di lavoro al di fuori dell’orario previsto, mentre tra gli over 50 scendiamo al 33,7%.

 

Che cos’è esattamente il diritto alla disconnessione? Il diritto alla disconnessione è il diritto del lavoratore a non essere reperibile, e a non dover rispondere a email, messaggi, chiamate o notifiche di lavoro al di fuori dell’orario lavorativo, senza subire conseguenze negative.
Nasce come risposta alla digitalizzazione del lavoro, allo smart working e all’uso costante di dispositivi connessi, che hanno reso sempre più sfumato il confine tra tempo di lavoro e tempo personale.

Nonostante il riconoscimento normativo e contrattuale, molte persone faticano a disconnettersi davvero. Le ragioni più comuni includono:

 

  • Cultura della reperibilità continua: in molti contesti lavorativi è ancora diffusa l’idea che essere sempre disponibili sia sinonimo di professionalità, impegno o affidabilità;
  • Pressione implicita: anche senza un obbligo esplicito, messaggi serali dai superiori o email inviate nel weekend possono creare una pressione psicologica a rispondere;
  • Smart working e lavoro ibrido: la coincidenza tra spazio domestico e spazio lavorativo rende più complicato “staccare”, soprattutto quando non esistono orari chiari e condivisi.
  • Paura delle conseguenze: alcuni lavoratori temono ripercussioni su carriera, valutazioni o relazioni professionali se non rispondono prontamente.
  • Aspetti individuali: autopercezione delle responsabilità, perfezionismo o difficoltà a porre limiti contribuiscono all’iperconnessione.

 

La difficoltà a esercitare il diritto alla disconnessione ha sicuramente effetti concreti e, purtroppo, non positivi sia per le persone singole che per le organizzazioni, conducendo i lavoratori verso burn out, stress e affaticamento e, nel lungo periodo, calo della produttività generale.

Ci sono però persone e organizzazioni che riescono a rendere effettivo il diritto alla disconnessione. In genere accade quando:

 

  • esistono regole organizzative chiare (orari di contattabilità, finestre di comunicazione);
  • i manager danno l’esempio, evitando di scrivere fuori orario o chiarendo che non è richiesta una risposta immediata;
  • la valutazione delle performance è basata su obiettivi e risultati, non sulla presenza costante;
  • viene promossa una cultura del benessere, che riconosce il valore del recupero e della vita privata.

 

l diritto alla disconnessione rappresenta oggi uno dei temi chiave del benessere organizzativo. La vera sfida non è tanto riconoscerlo, quanto renderlo praticabile nella quotidianità lavorativa, superando abitudini radicate e modelli culturali basati sull’iperconnessione.

 

Mylia è sempre accanto a te –> Contattaci per approfondire